L’ esperienza di amicizia di due donne: una palestinese, l’altra israeliana :
Samar Sahbar (palestinese) 46 anni, è una palestinese cristiana nata a Gerusalemme Est, vive a Betania, ha studiato allo Schmidts girls college di Gerusalemme Est, ha frequentato l’Università di Betlemme, ha seguito corsi in discipline educative in Inghilterra, alla Sussex University ed alla Bristol University. Ha seguito le orme dei genitori, fondatori della Jeel-Al-Amal home di Betania, che è diventata la più grande e più importante istituzione di aiuto all’infanzia in Palestina, è dei Memores di Comunione e Liberazione. Oggi Samar accoglie a Betania bambini e ragazzi in difficoltà, senza distinguere tra religioni e provenienze diverse. Ha fondato la Lazarus Home For Girls, per aiutare anche bambine orfane e donne in difficoltà. Ha anche creato un negozio di fornaio a Betania per fare in modo che donne israeliane e palestinesi facciano insieme il pane per la pace. Angelica è divenuta per lei un’amica e una sorella. Non hanno importanza le rispettive posizioni politiche o il fatto che una viva da una parte e l’altra dall’altra parte del muro. “La cosa più importante è che stiamo tentando insieme di costruire un ponte di reciproca comprensione tra i nostri popoli”.
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Angelica Calo’ Livnè (israeliana) 49 anni, è un’ebrea nata a Roma, vive in Israele, nel kibbutz Sasa, Alta Galilea. È sposata con Yehuda, professore di matematica; hanno quattro figli maschi; insegna in un’università araba e in varie scuole. Collabora con vari giornali italiani raccontando la sua esperienza di “Educatrice alla pace attraverso le arti” e della Fondazione Bereshit di cui e’ l’anima e l’ideatrice. Ha allestito con il Teatro Comunitario della Galilea (compagnia teatrale composta di ragazzi ebrei, cristiani, mussulmani, arabi, drusi che ha fondato insieme al suo compagno), uno spettacolo di mimo e danze che racconta cosa passa per la mente di un adolescente che vive in un paese in guerra. Gira per il mondo, a volte con Samar, per scuole, licei, centri culturali in Italia e in Israele per raccontare che e’ possibile, che l’educazione può contribuire e forse e’ il mezzo più importante per costruire la pace, che Ebrei ed arabi possono vivere insieme. E’ direttore responsabile della radio “All for Peace”. Servendosi di questa emittente, israeliani e palestinesi lavorano per promuovere il dialogo, il reciproco riconoscimento, la pace. Insegna a ragazzi difficili già espulsi dalle scuole. Organizza laboratori serali dove le donne povere imparano un mestiere. Ha fondato nel suo kibbutz un rinomato agriturismo, aperto a tutti.
Angelica mi racconta di sé e della sua amica Samar: «Io sono una vera ebrea israeliana, Samar è una vera araba cristiana palestinese. La religione e l’appartenenza familiare ci dividono, ma il sogno ci unisce. Adesso Samar ha aperto a Betania un panificio dove lavorano insieme ragazzi e ragazze ebrei, musulmani, cristiani. Io continuo con la mia compagnia teatrale, dove recitano ebrei, musulmani, cristiani. Anche fare insieme il pane, o salire insieme sul palco, serve a costruire contro chi distrugge. C’è un’emozione che salva la vita», dice.dalla finestra vede il Lago di Tiberiade “Le sembra impossibile che su quella bellezza, resa più struggente dalla presenza del sacro legato a tre religioni, continui a soffiare l’alito dell’odio.”F. Zambonini)
- A dividere il piccolo teatro di kibbutz dalla casa d’accoglienza di Betania ci sono molti chilometri d’autostrada, il lago di Tiberiade, poi la valle del Giordano. E, alla fine, la Storia con la esse maiuscola.
Tra i frutteti e le torrette militari nel nord di Israele, al confine col Libano degli hezbollah, in quel piccolo teatro che si chiama Arcobaleno, Angelica Calò Livnè insegna a recitare la pace a ragazzini ebrei, arabi, circassi, drusi, cristiani, musulmani; prega a ogni attentato, a ogni rappresaglia, «mio Dio, scaccia l’odio, facci rimanere quello che siamo». Dice: «Cercavo da tanto un’amica palestinese, una come me. Mi hanno parlato di lei, un giorno le ho telefonato, l’ho incontrata: anche tu devi assolutamente incontrare Samar, è speciale».
Sommersa dal mucchio selvaggio dei suoi bambini (lei li chiama «i miei figli») all’orfanotrofio Jeel El Amal di Betania, che ha ereditato dai genitori e ingrandito in un rifugio ancora più temerario – Lazarus Home – in cui si nascondono pure ragazze madri che la società palestinese condannerebbe senz’appello, Samar Sahhar è speciale davvero. Sorride: «Angelica è diventata mia amica, poi mia sorella. Dio ci ha fatte uguali».
“E’ un’amicizia quasi vietata dalla ragion politica, la storia con la esse minuscola di un’israeliana e una palestinese che forse Dio ha fatto davvero uguali ma che parrebbero quasi opposte: minuta e tutta nervi Angelica, boccoli neri e lunghe ciglia che s’inumidiscono per un nonnulla; quadrata e inaffondabile Samar, capelli corti e braccia da campione della fede.”